Settembre 2010
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Si fanno sempre meno aborti in Italia. Questo è il risultato della
relazione, presentata al Parlamento dal Ministro della Salute
Ferruccio Fazio, sui dati definiti del 2008 e provvisori del 2009, relativi all’applicazione della
legge 194.
Nel 2009 sono state effettuate 116.933 IVG (Interruzioni Volontarie di Gravidanza), il 3,6% in meno rispetto al 2008 in cui sono stati registrati 120.301 casi di IVG e addirittura il 50,2% in menorispetto al 1982, quando è stato registrato il maggior numero assoluto di IVG effettuate in Italia (234.801).
Anomalia Italia
I dati confermano appunto un calo costante nei ricorsi all’interruzione di gravidanza, soprattutto se si tiene conto del fatto che il 33% degli aborti in Italia è effettuato da donne straniere.
Il tasso di abortività del nostro Paese è dunque uno dei più bassi tra i Paesi occidentali. Si registra quindi una particolare situazione italiana rispetto a quella degli altri Paesi europei in cui l’aborto è legalizzato: Francia, Gran Bretagna e Svezia ad esempio mostrano una maggiore attenzione verso l’educazione alla procreazione responsabile e livelli di contraccezione più diffusa; nonostante ciò i loro tassi di abortività sono più alti. Ciò dimostra che in Italia, il ricorso all’aborto non è considerato un metodo contraccettivo.
Gran parte del merito di tale risultato è da attribuire alla tanto criticata
legge 194, che come sottolinea il Sottosegretario alla Salute,
Eugenia Roccella (rtf), “L’impostazione della legge 194 che ritiene l’aborto non un diritto privato ma un
dramma sociale, ha contribuito a creare un clima di vigilanza sul fenomeno: il monitoraggio continuo consentito dalla puntuale raccolta dei dati, insieme all’obbligo di eseguire gli interventi solo nelle strutture pubbliche (evitando che ci sia chi possa trarne profitto) sono alcuni aspetti della legge significativi in tal senso”.
Fattori economici e culturali
Altri dati interessanti sono quelli che riguardano i fattori economici e culturali: circa la metà dei casi di Ivg è richiesta da donne con un’occupazione lavorativa, sia italiane (48.6%), sia straniere (46.7%); mentre l’11,9% fra le italiane e il 22% fra le straniere riguarda donne disoccupate o in cerca di prima occupazione.
Il Sottosegretario Roccella sostiene che questi dati indicano che “le condizioni economiche non sembrano essere il fattore determinante nella scelta di proseguire o meno una gravidanza”. Forse. Tuttavia un aspetto da non trascurare potrebbe essere quello che riguarda il precariato: sempre più spesso la stabilità economica non è garantita da un’occupazione lavorativa, poiché in molti casi rappresenta una situazione temporanea, precaria appunto, in cui una gravidanza non è un incentivo al rinnovo o al prolungamento del contratto di lavoro.
Sul piano familiare invece differisce il comportamento delle donne italiane da quelle straniere: per le prime la metà delle IVG è richiesto da donne senza altri figli, mentre tra le straniere solo una su tre è una donna senza figli. Ultimo significativo dato è che l’aborto tra le donne straniere è in aumento.
Il Piano Federale per la Vita
Infine nella nota del Ministero, il Sottosegretario Roccela aggiunge che, per “non perdere questa particolare situazione italiana… per migliorarla ulteriormente, come annunciato nella presentazione dell’Agenda Bioetica del Governo(pdf), stiamo predisponendo il Piano Federale per la Vita, uno strumento in più nella prevenzione dell’aborto e nella tutela della maternità e della vita”.